Abbiamo provato a stilare una formazione formata dai doppi ex di Lazio e Inter: un undici straordinario che farebbe la fortuna di qualsiasi tecnico
Un mix tra campioni d’Italia, bomber assoluti e giocatori di esperienza e personalità. Lazio e Inter hanno sfoggiato nella loro storia calciatori di livello assoluto, capaci di alzare trofei, entrare nel cuore dei tifosi e lasciare il segno. Giocatori capaci di vincere scudetti sia a Milano che a Roma o di rilanciarsi in uno dei due club dopo essere stati accantonati. Negli anni in cui Sergio Cragnotti e Massimo Moratti si giocavano scudetti e coppe, diversi calciatori hanno percorso le strade di Roma e Milano, alternandosi tra la maglia biancoceleste e quella nerazzurra.
LEGGI ANCHE: INTER-LAZIO, LA FORMAZIONE SCELTA DA MARCO BARONI: NOVITA’ IN DIFESA E IN ATTACCO
Provare a mettere in campo una formazione che contempli undici doppi ex, non è stato facile. A causa del numero enorme di fuoriclasse a disposizione. Alcuni sono necessariamente rimasti fuori dai giochi. Al di là di alcune dolorose esclusioni, l’elenco è affascinante e la squadra che abbiamo messo in campo, farebbe anche oggi le fortune di ogni tecnico della serie A.
Ogni formazione parte dal numero uno. Per il ruolo di portiere non c’è nessun dubbio: la maglia da titolare va per distacco ad Angelo Peruzzi, portiere che ha vestito la divisa nerazzurra nella stagione 99-00 e che l’estate successiva si è unito alla Lazio, rimanendo nella capitale per sette stagioni. Alle sue spalle Marco Ballotta, che dopo aver vinto lo scudetto da protagonista nella Lazio, è stato ceduto all’Inter nell’operazione che ha portato il Cinghialone a Formello, prima di ritornare qualche anno dopo nella capitale per fare il vice Peruzzi.
In difesa tre campioni d’Italia: Mario Facco a destra (che ha vinto il titolo con la Lazio di Tommaso Maestrelli), coppia centrale formata da Sinisa Mihajlovic e Francesco Acerbi, mentre a sinistra Giuseppe Favalli. Alle spalle dei titolari Ciccio Colonnese e (con un pizzico di fantasia visto che la sua carriera si è sviluppata prevalentemente a centrocampo) Dino Baggio, che nella Lazio ha ricoperto anche il ruolo di centrale difensivo. Nella nostra formazione abbiamo scelto di non inserire De Vrij, che non ha lasciato ricordi eccezionali nei cuori dei tifosi.
Per scegliere la linea di centrocampo, è necessario fare un distinguo tattico: abbiamo optato per il modulo a “rombo”, il cosiddetto 4-3-1-2, che ci permette di utilizzare un trequartista alle spalle di due punte. Un sistema di gioco che penalizza modulo che penalizza gli esterni di centrocampo e che ci costringe ad escludere Cesar, Conceiçao e Candreva. Per la nostra mediana a tre abbiamo bisogno di un regista e due interni di centrocampo. La prima maglia è a beneficio di Mario Frustalupi, vera anima della squadra allenata da Tommaso Maestrelli. Scartato dall’Inter, Frustalupi ha vissuto nella capitale una seconda giovinezza, diventando il fulcro della Lazio del primo scudetto.
Ai lati del regista centrale si accende il ballottaggio più grande. A contendersi due maglie ci sono infatti elementi del calibro di Simeone, Almeyda, Stankovic, Jugovic e Winter. Fuoriclasse assoluti, interpreti perfetti in una linea mediana che garantirebbe forza, tecnica, agonismo, personalità e temperamento. La scelta ricade su Diego Simeone e Dejan Stankovic. Forse i calciatori con il palmares più ricco di trofei e che con la loro esperienza hanno permesso ad entrambi i club di primeggiare in Italia e in Europa. Il Cholo è stato decisivo nella vittoria dello scudetto. Stankovic ha esordito giovanissimo nella Lazio per poi confermarsi a Milano. Nessun dubbio invece per il ruolo di trequartista. La classe di Juan Sebastian Veron mette tutti d’accordo. Sta a lui regalare fantasia, giocate, gol e assist per le due punte.
Se a centrocampo l’abbondanza è stata elevata, in attacco risulta ancora più marcata, visti i tanti fuoriclasse disponibili. La prima maglia non può che andare a Cristian Vieri: uno degli attaccanti più forti e prolifici del calcio italiano. Il rammarico dei tifosi laziali è di averlo visto all’opera solo per pochi mesi. Un infortunio in Coppa Italia lo ha costretto a rimanere fermo ai box fino a gennaio. La sua esperienza laziale è quindi limitata, ma ugualmente significativa. Bobo ha formato con il cileno Salas una coppia offensiva da applausi ed ha trascinato la Lazio alla vittoria della Coppa delle Coppe.
Neanche Hernan Crespo ha vinto il titolo con la Lazio, ma ha sfoggiato con orgoglio la maglia biancoceleste con il tricolore sul petto. Arrivato l’estate del 2000, nella sua esperienza laziale ha portato a casa la classifica dei capocannonieri. Per vincere il tricolore è dovuto andare a Milano, sponda nerazzurra. Sotto la guida di Mancini ha vinto tre scudetti. Alle loro spalle Ruben Sosa, idolo indiscusso dei tifosi biancocelesti all’inizio degli anni novanta e vincitore, a Milano, di una Coppa Uefa.
Sosa è la seconda punta perfetta, abilissimo a muoversi alle spalle di un centravanti d’area di rigore. Come Julio Cruz, capace di lasciare il segno in maglia nerazzurra (sei stagioni, quattro campionati e 75 gol, nonostante non fosse un titolare fisso) prima di chiudere la carriera con la Lazio con la quale ha segnato quattro gol.
Una formazione di tutto rispetto, che unisce qualità, tecnica, carattere e grinta: ricca di campioni d’Italia e di giocatori che hanno lasciato il segno, in entrambi i club. Una formazione che oggi farebbe le fortune di molti tecnici e che in Italia sarebbe in grado di lasciare il segno.
Tanti ex in campo e anche in panchina. Lazio e Inter hanno condiviso uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio italiano: Roberto Mancini. L’ex Commissario Tecnico azzurro ha esordito sulla panchina biancoceleste, vincendo una Coppa Italia e gestendo alla grande una squadra devastata dalla crisi societaria che ha portato all’addio di Cragnotti. Una volta lasciata la capitale Mancio si è seduto sulla panchina nerazzurra, vincendo scudetti e Coppe. Ma la scelta ricade su Simone Inzaghi: uno dei tecnici più vincenti della storia della Lazio e che ha Milano ha conquistato uno scudetto, diverse coppe e una finale di Champions League.
Meno fortunata l’esperienza di Alberto Zaccheroni, poco amato sia dai tifosi biancocelesti che interisti. Stefano Pioli ha vissuto un’esperienza esaltante nella capitale (chiudendo al terzo posto) mentre la sua avventura interista è stata meno fruttuosa. La palma del tecnico più amato va a Gigi Simoni, stimato e ben visto sia dai tifosi laziali che da quelli interisti.