I fatti, le partite, i personaggi e i momenti più importanti della storia della Lazio, vissuti il 27 marzo. Giorno in cui si ricorda uno dei più grandi e clamorosi flop di mercato
Sergio Cragnotti rappresenta ancora oggi il presidente più vincente e lungimirante della storia della Lazio. E’ diventato il padrone della società biancoceleste nel 1992 e nei dieci anni in cui ha gestito il club è riuscito a far toccare alla società biancoceleste delle vette mai sfiorate prima di allora. Ha vinto uno scudetto, una Supercoppa Europea, una Coppa delle Coppe, due Coppe Italia, e due Supercoppe italiane. Ha raggiunto una finale di Coppa Uefa ed ha sfiorato altri due scudetti, sfiorando le semifinali di Champions League. Ma soprattutto, ha portato nella capitale alcuni tra i calciatori più forti della storia della Lazio.

Nel biennio più vincente della storia biancoceleste, ha acquistato gente del calibro di Veron, Salas, Crespo, Vieri, Claudio Lopez, Peruzzi, Stam, Mihajlovic, oltre ai vari Nedved, Conceicao, Stankovic, Simeone, Almeyda e i calciatori che hanno rappresentato l’ossatura base della squadra. Ma insieme al lungo elenco di calciatori di primo piano che sono sbarcati nella capitale, Cragnotti ha anche chiuso qualche affare negativo. Su tutti, quello di un centrocampista nato il 27 marzo del 1974.
27 marzo 1974, nasce a Bilbao Gaizka Mendieta, l’uomo delle quattro bandierine
Pochi mesi prima del trionfo in campionato della Lazio di Chinaglia, Maestrelli, Wilson e Re Cecconi, nasceva a Bilbao uno dei centrocampisti più forti che hanno calcato i campi della Liga e delle competizioni internazionali, ma incapace di ripetersi alla Lazio: che lo portò nella capitale sborsando una cifra altissima nell’estate del 2001. I tifosi più attenti avranno già capito il protagonista di questa storia.

Il suo nome è Gaizka Mendieta: il patron Sergio Cragnotti lo ha acquistato spendendo oltre novanta miliardi di lire dopo la cessione di Pavel Nedved alla Juventus. Il suo acquisto ha probabilmente rappresentato l’inizio della fine della sua avventura alla guida del club biancoceleste. Da quel momento in poi iniziarono una serie di problemi finanziari che costrinsero il patron più vittorioso della storia laziale a lasciare il club. Mendieta arrivò a Roma dopo aver vinto per due anni di fila il premio come miglior giocatore della Champions League.
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Venne presentato come l’uomo delle quattro bandierine, a conferma del suo moto perpetuo in mezzo al campo. Il suo acquisto fece così scalpore che il tecnico della Roma Fabio Capello, durante la trattativa, annunciò pubblicamente che la Lazio non sarebbe mai stata in grado di chiudere un colpo di quella portata. Cragnotti, di tutta risposta, il giorno della presentazione ufficiale a Formello, riservò un posto in prima fila al tecnico giallorosso. Ma l’avventura di Mendieta alla Lazio fu a tutti gli effetti fallimentare. Una stagione complicata, nella quale non riuscì mai a mettersi in mostra, finendo dopo pochi mesi nelle retrovia. Un’operazione economicamente insostenibile, che è finita per diventare un boomerang per Cragnotti e per la società biancoceleste.
Una cinquina che sa di Promozione
Il 27 marzo del 1988 la Lazio di Eugenio Fascetti sconfigge con un secco 5-2 il Piacenza, guadagnando due punti fondamentali per la corsa verso la promozione in serie A. Una gara particolare, che la Lazio gioca con il giovane Salafia in porta (a causa dell’espulsione di Martina nella trasferta di Padova della settimana precedente). I biancocelesti dominano: sbloccano il risultato con Savino, poi subiscono il pareggio a causa di una sfortunata autorete di Marino. Ma il centrocampista è una furia e dopo pochi minuti mette a segno al sua doppietta personale. Prima dell’intervallo va in gol anche Monelli con un preciso colpo di testa.

Nella ripresa arriva anche il gol del 4-1, firmato da Angelo Gregucci, bravo a staccare di testa su corner. Partita finita? Neanche per sogno. Salafia chiude il suo esordio all’Olimpico subendo una seconda autorete: record storico e particolarmente sfortunato. A beffarlo stavolta è Mimmo Caso. Ma poco prima del fischio finale arriva il quinto gol: a segnarlo è Ciro Muro, dopo una splendida serpentina che si chiude con una gran botta appena dentro l’area di rigore.